

Da qualche mese, in Italia, sono arrivate alcune famiglie di Gaza attraverso i corridoi umanitari attivati dalla Croce Rossa e dal Ministero degli Esteri: vengono per assicurare ai loro figli
cure specialistiche che a Gaza oggi non sono più possibili, visto che molte strutture sanitarie sono state distrutte o non sono più in grado di funzionare.
Sono bambini che portano ferite profonde. Alcuni sono stati colpiti durante i bombardamenti, altri convivono con malattie oncologiche o genetiche molto complesse.
Al seguito di questi bambini, sono arrivati anche i loro tanti fratellini e sorelline che adesso vivono, oltre al trauma della guerra, anche quello dell’evacuazione e dell’emigrazione in un paese straniero.
Ed è per loro che siamo scesi in campo noi di Sport Senza Frontiere. Ci siamo messi in contatto con i volontari che li assistono e abbiamo offerto loro quello che sappiamo fare meglio: lo sport.
Alcuni siamo già riusciti ad inserirli in società storiche della nostra Rete Solidale. L’Athlion Roma Pentathlon Moderno di Roma ne ha accolti 6 da un giorno all’altro, la Ambrosiana GS di Milano ha inserito 3 fratelli nei suoi corsi di calcio, mentre 2 più piccoli li portiamo tutti i sabati pomeriggi ad Amica Acqua.
Piano piano vi racconteremo le loro storie, con tutta la delicatezza che siamo soliti usare.
Per ora vi basta vederli nelle foto: hanno già riacquistato il sorriso.
I genitori ci dicono che aspettavano questo momento da due anni e mezzo.
Ma chiaramente non ci fermiamo qui.
La raccolta fondi legata alla Maratona di Roma e alla Milano Marathon contribuirà a sostenere Sport di Prima Accoglienza, il progetto con cui interveniamo attraverso lo sport nelle situazioni di emergenza e di arrivo di famiglie rifugiate in Italia.
Con i fondi raccolti, la prossima estate porteremo questi bambini ai JOY Summer Camp e ai JOYPOINT, i nostri centri estivi, offrendo loro momenti di gioco, socializzazione e leggerezza.
Dal prossimo settembre, attraverso il progetto Back to Sport, lavoreremo per inserirne il più possibile in percorsi sportivi educativi seguiti dai nostri operatori e supportati dai nostri psicologi. Un sostegno che si estende anche alle loro famiglie, come prevede il nostro modello d’intervento.
Aiutateci a farlo.
Sostenete il progetto Sport di Prima Accoglienza, condividete questo messaggio con tutti i vostri amici, spargete la voce, per permettere a questi bambini di trovare nello sport un luogo sicuro, relazioni nuove e la possibilità di ricominciare.
Sappiamo che, per voi che ci seguite, tutti i bambini sono semplicemente bambini. Non importa se sono palestinesi, ucraini, ebrei, musulmani o cristiani.
Noi saremo sempre dalla loro parte.



