
Il 14 maggio 2026, l’Aula Magna del Rettorato dell’Università Roma Tre ha ospitato un partecipatissimo convegno, un momento di profonda riflessione e anche di celebrazione per i 15 anni di Sport Senza Frontiere, organizzato in collaborazione con l’Ateneo e con il patrocinio di Roma Capitale, Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda. E’ stata una mattinata intensa, moderata dalla giornalista ed ex campionessa olimpica Cristina Chiuso, in cui istituzioni, accademici, campioni dello sport e, soprattutto, i nostri ragazzi, hanno raccontato come lo sport possa davvero cambiare il destino di una vita.
L’Apertura: La Voce del Cambiamento
Il convegno è iniziato con l’emozione purissima di Simone Manco, beneficiario del programma di Napoli. Simone ha letto una lettera che ha commosso la platea, raccontando come lo sport (dal badminton all’atletica) lo abbia trasformato da bambino timido, che si vergognava del proprio aspetto fisico, in una persona forte e coraggiosa. “Spero che ogni bambino possa trovare nello sport la propria voce” è stato il suo augurio, che riassume perfettamente la nostra missione.
I Saluti Istituzionali: Fare Rete per il Futuro
Il Magnifico Rettore dell’Università Roma Tre, Massimiliano Fiorucci, ha dato il benvenuto sottolineando come l’ateneo sia la sede naturale per questo incontro, essendo l’università uno spazio di crescita, integrazione e inclusione. Ha ricordato il legame storico con SSF, sancito anche dalla partecipazione di docenti dell’ateneo nel nostro Comitato Tecnico Scientifico e di tantissimi studenti.
Subito dopo, il nostro Presidente e co-fondatore, Alessandro Tappa, ha ripercorso i 15 anni di visione e missione di Sport Senza Frontiere. Dalla prima asta fotografica che permise di iscrivere i primi sette bambini al pentathlon moderno, oggi l’Organizzazione è diventata un’infrastruttura sociale presente in 9 città, capace di seguire quasi 15.000 minori. Alessandro Tappa ha ribadito che Sport Senza Frontiere agisce come un pezzo dello Stato, offrendo politiche di welfare integrato e sistemico attraverso lo sport.
Flavio Siniscalchi, Capo del Dipartimento per lo Sport, ha portato i saluti del Governo, definendo il modello di Sport Senza Frontiere una “best practice” di livello europeo per la sua capacità di presa in carico totale del minore per 12 mesi l’anno.
L’Assessore di Roma Capitale, Alessandro Onorato, ha toccato temi concreti, denunciando come per molti il primo ostacolo allo sport sia economico. Ha annunciato con orgoglio che, grazie al recupero della legalità sugli impianti comunali, Sport Senza Frontiere avrà presto una propria “casa” a Roma, un impianto sportivo a forte vocazione sociale che rappresenterà un modello unico in Italia.
Come Funziona Sport Senza Frontiere: Dai Numeri alle Persone
Il secondo panel ha approfondito il nostro modello operativo con Elena Giliberti, Direttore Generale di Sport Senza Frontiere che ha spiegato che la nostra forza risiede nella prossimità: un team di 104 operatori segue da vicino 1.400 bambini all’anno, costruendo legami di fiducia con le famiglie e le società sportive.
Alessia Mantovani, psicologa e responsabile programmi, ha descritto il modello d’intervento originale che l’associazione utilizza per la presa in carico del minore e della famiglia: una squadra educante di psicologi, educatori e tutor basata su reti di prossimità territoriale e società sportive. A dare forza scientifica a questo impegno sono stati i dati presentati da Devis Geron della Fondazione Zancan sulla ricerca relativa al progetto “Sport Power” avviato nel 2022 nei quartieri periferici di Roma, Napoli, Bari e Domusnovas e sostenuto da Con i Bambini ed Enel Cuore: tra i minori coinvolti si è registrato un aumento del 35% del senso di appartenenza alla comunità e una riduzione del 19% dello stress familiare.
Testimonianze: Lo Sport che Cura le Ferite
Momento di altissimo impatto emotivo è stato il talk con i protagonisti dell’associazione.
- Michele Pesante, Coordinatore Lazio e anche figura fondamentale per il progetto JOY, ha raccontato con emozione come JOY sia un progetto che sa evolversi per accogliere le “fragilità del tempo”: dai minori colpiti dal crollo del Ponte Morandi fino all’accoglienza di 1500 profughi ucraini a Villa Fassini, dove le madri hanno ricambiato il supporto correndo la Maratona di Roma per SSF e facendo raccolta fondi. E’ emerso con forza da tutte le testimonianze il valore della “restituzione”. Michele ha guardato al futuro e allo sbarco del modello a Palermo, citando Padre Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”
- Olaya Otmani, ex beneficiaria e oggi parte integrante del nostro staff, ha condiviso il suo profondo percorso di integrazione: arrivata in Italia a due anni per fortuna al seguito della sua bellissima famiglia, ha tuttavia affrontato tante difficoltà fino all’incontro con SSF all’età di 11 anni. Attraverso lo sport, ha trasformato un Paese che inizialmente sentiva “nemico” in una casa accogliente, costruendo un’identità che oggi unisce con orgoglio le sue due culture e trovando nel lavoro la sua piena realizzazione. Anche lei racconta il valore della restituzione: “Quando da beneficiaria sono diventata tutor e poi educatrice. Il momento più emozionante era vedere negli occhi dei genitori riaccendersi la speranza: se io avevo avuto una possibilità concreta, allora potevano averla anche i loro figli”…
- Federico Orelli, ex beneficiario colpito dal sisma del Centro Italia, ha raccontato come la lettera ricevuta nel 2017 (e mandata a 250 famiglie del Centro Italia) da Sport Senza Frontiere, che lo invitava per il JOY Summer Camp sia stata il “turning point” della sua vita: da ragazzo vivace e in difficoltà a laureato in scienze pedagogiche e oggi educatore per Sport Senza Frontiere ogni estate a JOY.
- Rebo Stocchi, grande sostenitore dell’Associazione, fitness coach e imprenditore nel corporate wellness nella vita , ha raccontato come lo sport lo abbia liberato, permettendogli di esprimere a pieno le proprie potenzialità, e di come oggi, facendo fundraising , cerchi di restituire questa fortuna a Sport Senza Frontiere.
- Un momento di grande coinvolgimento emotivo: Malik, rifugiato fuggito dalla guerra a Gaza e padre di 6 bambini di cui quattro accolti dentro Sport Senza Frontiere attraverso il progetto “Sport di Prima Accoglienza”,dedicato proprio a chi fugge dalle guerre, ha testimoniato attraverso una toccante lettera la forza di “ricostruzione dell’anima e dello spirito” operata da SSF. “ Voi non fate solo fare sport ai bambini voi restituite speranza alle famiglie!”. Dopo aver vissuto insieme alla sua famiglia l’orrore di sfollamenti continui, fame e il trauma di dover uscire da sotto le macerie, ha descritto l’incontro con lo sport, avvenuto al loro arrivo in Italia, come l’inizio di un nuovo percorso verso la speranza, capace di far tornare finalmente la vita e il sorriso sui volti dei suoi figli.
Infine, sul palco sono intervenuti anche gli Ambassador e campioni olimpici Fabrizio Donato e Andy Díaz Hernandez, simboli di eccellenza e vicinanza ai nostri valori.
Il Ruolo dello Sport nell’Educazione e nella Salute
La seconda parte del convegno ha assunto un taglio accademico e scientifico. Paola Perucchini (direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre) ha introdotto il terzo panel, evidenziando come il diritto allo sport debba essere garantito soprattutto alle fasce più vulnerabili. Il Professor Fabio Bocci, Ordinario di Pedagogia e Didattica Speciale e figura chiave nel legame tra Roma Tre e Sport Senza Frontiere, ha descritto il suo legame con l’Organizzazione come un atto di serendipità: una scoperta imprevista che gli ha permesso di vivere l’”Accademia” nel suo senso più alto, portando il sapere fuori dalle mura universitarie. Orgoglioso di aver contribuito alla stesura del Manifesto dei Valori, ha citato l’opera “Incuneandosi nell’abitato” per sottolineare la nostra missione: non creare spazi isolati per i fragili, ma entrare con coraggio nel cuore del tessuto sociale per trasformarlo dall’interno. Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile, ha presentato dati clinici fondamentali nel suo intervento “Il corpo che cura”: l’attività fisica regolare protegge dai disturbi psichiatrici e lo sport di gruppo riduce significativamente l’ideazione suicidaria negli adolescenti. Romana Andò (Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo, Università La Sapienza) ha invece analizzato come stiano cambiando le narrazioni mediatiche degli atleti: non più “semidei invincibili”, ma persone che mostrano le proprie fragilità e parlano di salute mentale, diventando modelli più autentici per i giovani. Infine, Daniele Coco (Delegato del Rettore per il Coordinamento e lo Sviluppo delle Attività sportive dell’Università di Roma Tre) ha richiamato l’urgenza di combattere la “dispersione sportiva e l’emergenza educativa attraverso una pedagogia dell’autonomia che lo sport sa alimentare.
Conclusioni e Sfide Future
In chiusura, Alessandro Tappa ha lanciato le sfide per i prossimi 15 anni: aumentare l’impatto e raggiungere nuovi territori, come la Sicilia (Palermo), senza mai perdere la qualità e l’interdisciplinarità dell’intervento. Ha sottolineato l’importanza della sostenibilità economica e della professionalizzazione del settore, ricordando che dietro Sport Senza Frontiere ci sono persone che dedicano la propria vita a questo progetto.
Oggi, dopo 15 anni, Sport Senza Frontiere non è più solo un sogno, ma una realtà solida che continua a correre per garantire che nessun bambino resti escluso.























