Sport senza frontiere onlus per l’integrazione sociale e il diritto allo sport

FOTOLEGGENDO

Displaced

Fotografie di Giovanni Pulice

A cura di Giulia Tornari (Zona)

Inaugurazione 8 Giugno 2018

Istituto di Istruzione Superiore Statale Cine – tv

Roberto Rossellini

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l rifugiato è colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese” Convenzione di Ginevra sullo Status di Rifugiato 1951.

Displaced è il racconto di una speranza, quella che accompagna tanti giovani che sbarcano nel nostro Paese dopo viaggi estenuanti che durano anni, sopravvivendo esperienze di tortura e di privazione e approdano in un Paese dove sperano di prendere il volo per cominciare una nuova vita. Una speranza nutrita e alimentata attraverso iniziative di alcune organizzazioni per aiutare i migranti e rifugiati nell’integrazione. Una di queste è Sport Senza Frontiere che vuole favorire l’inclusione e l’integrazione sociale dei giovani rifugiati e richiedenti asilo, attraverso l’attività sportiva assistita da uno staff di allenatori, psicologi, educatori.

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Il lavoro di Giovanni Pulice realizzato in collaborazione con ZONA, nasce all’interno di “First Aid Sport” un progetto di inclusione sociale portato avanti da Sport Senza Frontiere Onlus con il sostegno dell’UNHCR, l’Agenzia della ONU per i Rifugiati, e racconta del tempo dell’attesa per ottenere un eventuale riconoscimento della protezione. Durante questo periodo i richiedenti asilo vengono ospitati nei centri gestiti dalle Prefetture (CAS), nella cosiddetta prima accoglienza, oppure dai Comuni che aderiscono al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) o nelle case famiglie. I traumi subìti, il senso di smarrimento per aver dovuto lasciare il proprio Paese e le proprie famiglie, rendono queste persone particolarmente vulnerabili. Una fragilità acuita dai lunghi tempi di attesa e di incertezza, vissuti in centri di medie e grandi dimensioni, spesso isolati dalla città e dalla “vita normale” con limitate opportunità di conoscenza del territorio e di socializzazione con la popolazione locale. Una fragilità che può diventare un danno irreversibile per le persone stesse che, se non riescono ad integrarsi, rischiano di restare ai margini della società.

Lo sport, si sa, è un potente strumento d’inclusione: riduce l’isolamento, le basse aspettative sul futuro e le difficoltà relazionali, migliora eventuali difficoltà motorie e di coordinazione dovute ad eventuali malattie psico-fisiche dovute alle esperienze traumatiche e rafforza la fiducia in se stessi .

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I beneficiari di “First Aid Sport” sono donne, uomini e bambini di età compresa tra gli 8 e i 26 anni, che grazie a Sport Senza Frontiere praticano karate, calcio, basket, atletica/corsa, duathlon, pallavolo, basket, judo, pugilato, badminton e nuoto, nelle città di Milano, Napoli e Roma. 13 le società sportive coinvolte. Alcuni ragazzi hanno partecipato per la prima volta alla Maratona di Milano, partecipando alla staffetta insieme ad un gruppo di runner della Onlus. Un’esperienza che ha disegnato per la prima volta la felicità sui loro volti.

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